Un’opportunità per ricostruire la Regione Lazio


“Potevo fare il sindaco, forse sarebbe stato più prestigioso, ma era giusto mettere la faccia per una cosa più difficile. Se viene Obama a Roma penso che vada a salutare il sindaco e non il presidente della Regione, ma mi hanno insegnato fin da piccolo che non bisogna partire dall’interesse personale ma da ciò che è utile per la comunità”.

Con queste parole Nicola Zingaretti ha ribadito su facebook quanto annunciato già dalla scorsa settimana, ovvero la volontà di candidarsi per il centrosinistra alla guida della Regione Lazio. Un’istituzione da ricostruire, a cui restituire credibilità. Un’istituzione che raccoglie parte delle tasse dei cittadini e in ragione delle quali dovrebbe corrispondere servizi. La sanità pubblica, i trasporti, il diritto allo studio, le politiche per il lavoro. Temi fondamentali per ogni cittadino, ragione per cui, come ha detto Nicola, di fronte alle vicende che hanno travolto la Polverini e portato a questa impasse (ad oggi ancora non si sa nemmeno quando adremo a votare), “non si può girare la testa dall’altra parte”. Un atto coraggioso, soprattutto visto il percorso costruito negli ultimi anni avrebbe con ogni probabilità fatto approdare Zingaretti al Campidoglio. Un traguardo più prestigioso, rimesso nel cassetto per questione di priorità. A Nicola va tutto il nostro sostegno, per far rinascere questa Regione, così divisa e degradata. Con territori di provincia sempre più poveri e “periferie” della Capitale, senza le quali nemmeno la nostra città piò guardare con ottimismo al suo futuro.

Per il Campidoglio avremo le elezioni primarie per scegliere il programma e la persona giusta per rappresentare una stagione nuova, lasciandoci Alemanno e i suoi scandali alle spalle. Per bloccare candidature da salotto, come quelle circolate nelle prime ore dopo l’annuncio di Zingaretti. Riccardi o altre figure come la sua, per intenderci bene, non possono rappresentare una risposta a cinque lunghi anni di medio evo alemanniano. Dalla crisi del nostro Paese e della nostra città si esce tutti insieme, senza scorciatoie nè sotterfugi, ma con il consenso popolare e nuove ricette civiche, non con alchimie sperimentate a tavolino.

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